Cittadinanza Sportiva e l’ingiustizia sportiva
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Cittadinanza Sportiva e l’ingiustizia sportiva

mdo  Admin | Ottobre 25, 2024

“Lo sport secondo me riflette una grande ingiustizia, quando conviene i figli dei migranti diventano italiani, quando non conviene invece no. Se è un buon giocatore o una buona giocatrice vedrete che diventerà italiano e firmano tutti, anche i partiti contrari saranno d’accordo”, ha denunciato Julio Velasco proprio nel corso della cerimonia al Coni in cui ha ufficializzato il prolungamento dell’accordo con la Federvolley fino alle Olimpiadi di Los Angeles 2028.

Julio Velasco, l’ormai noto a tutti, allenatore di pallavolo e dirigente sportivo argentino naturalizzato italiano, nonché attuale commissario tecnico della nazionale femminile italiana, ha espresso parole chiare e dirette sul tema dell‘inclusione dei giovani di origine straniera nel mondo dello sport italiano. Durante il Premio Mecenate dello Sport “Varaldo di Pietro”, è intervenuto Velasco sui Migranti e Cittadinanza, e parlando con i cronisti ci ha tenuto a denunciare quello che secondo lui è un malcostume e a sottolineare le contraddizioni e le ingiustizie che affliggono il sistema attuale di riconoscimento della cittadinanza:- “Lo sport, secondo me, riflette un’ingiustizia sociale,” ha dichiarato, “Quando conviene, i figli degli immigrati diventano italiani. Quando non conviene, invece, no.”

Quindi aveva ragione Cittadinanza Sportiva ad asserire che il vincolo dell’obbligatorietà della cittadinanza decretato dal Coni comunque non veniva fatto valere a tutti i minori stranieri in egual misura, ne dà ora conferma proprio un famoso ct navigato nello sport come Julio Velasco.

Migranti e cittadinanza, la riflessione del ct argentino Julio Velasco

Le sue parole puntano il dito contro un fenomeno particolarmente rilevante nel mondo sportivo: il riconoscimento della cittadinanza per atleti di origini straniere tende ad avvenire solo in presenza di talenti di alto profilo. “Se è un buon giocatore o una buona giocatrice, vedrete che diventerà italiano e firmano tutti, anche i partiti contrari saranno d’accordo”, ha affermato Velasco. Una critica che pone l’attenzione sulle disparità nel trattamento dei giovani migranti, in cui il valore sportivo sembra prevalere sul diritto alla cittadinanza e all’integrazione per tutti.

La riflessione del ct argentino va oltre il mondo dello sport e si amplia alla società italiana nel suo complesso. “Bisogna chiedere ai politici,” ha proseguito Velasco. “Io sono di questa idea: deve esistere uno “Jus per Tutto, uno Jus Soli, uno Jus Scholae, uno Jus Sport.”

Un chiaro richiamo all’adozione di una legislazione inclusiva e moderna che risponda al mutamento sociale del Paese.

Secondo Cittadinanza Sportiva invece non servono altri “Jus Inventatum” bastano quelli democratici lo “Jus Soli” e lo “Jus Sanguinis” che impreziosiscono la cultura Italiana e la Sua Costituzione, che nel rispetto dei cittadini italiani si permette a tutti i cittadini stranieri in italia che possano godere nelle varie fasi della crescita degli stessi diritti e doveri dei coetanei italiani. Infatti Cittadinanza Sportiva non è una sostituzione di cittadinanza e nemmeno un’imposizione di nuova cittadinanza, è semplicemente la chiave per far partecipare alle gare gli sportivi stranieri in italia senza il vincolo di cittadinanza, come citato nel decreto legge del 2016.

Stranamente, però, sembra che il problema non sia politico, ma sia creato proprio dal Coni: in quanto mentre da un lato presenta iniziative sostenute da finanziamenti pubblici di inclusione per invitare minori stranieri a fare sport, da un altro lato decreta col Ministero dello Sport l’obbligatorietà di richiedere la cittadinanza italiana ai minori stranieri in italia per poter gareggiare nello sport.

Inoltre Velasco ha sottolineato come, nel mondo di oggi, “un ragazzo che nasce, studia e lavora in Italia deve essere italiano“. La sua posizione, quindi, richiama all’attenzione il tema dell’integrazione e il diritto di appartenenza per tutti coloro che, indipendentemente dalle origini, condividono il contesto sociale, culturale e formativo italiano, in effetti sembra quasi che parli la stessa lingua di Cittadinanza Sportiva, la quale si è già mobilitata in passato col mondo politico e il mondo dello sport per provvedere a risolvere questo increscioso problema, difatti dopo i continui interventi del Presidente Pulpan fu presentata in Parlamento una sintesi normativa nel 2014 per poter far gareggiare i minori stranieri in italia poi approvata nel 2016.

Oggi, la richiesta di Velasco mette ancora una volta in evidenza il dibattito su uno “jus soli” che permetta ai giovani nati e cresciuti in Italia di essere riconosciuti cittadini del Paese, non solo per il talento che possono offrire, ma per il loro contributo alla comunità e alla società. Non ha mai amato i giri di parole, è sempre andato dritto al punto. Dicendo sempre quello che pensa, con tatto, buon senso, educazione, civiltà. Ma anche con fermezza. Julio Velasco si è schierato ancora una volta sul tema della cittadinanza italiana, una questione che conosce forse più di ogni altro: egli stesso, argentino di nascita, italiano lo è diventato nel corso degli anni. E nella sua professione di allenatore di enorme successo, si trova spesso a contatto con figli di migranti che aspettano con impazienza di diventare 18enni per…diventare italiani.

Ma qualcuno ha compreso che il problema non esiste più?

 

Fonte: stranieriinitalia - Chiara Caraboni

25 ottobre 2024