Admin | Ottobre 29, 2024
O meglio: Cittadinanza Sportiva e il Decreto Legge per difendere i minori Stranieri in Italia dalle ingiustizie dello Sport
Una nuova legge è necessaria per Cittadinanza Sportiva ad eliminare gli ostacoli creati per il tesseramento nelle società sportive dei minori stranieri che non permette di gareggiare, per cui Cittadinanza Sportiva con il ddl invita le società sportive a far gareggiare i minori stranieri è finalmente legge.
Il 14 gennaio 2016 con la votazione del Senato, una maggioranza di 215 sì, 6 no e 2 astenuti, è stato approvato il ddl voluto da Cittadinanza Sportiva, recante le “Disposizioni l'integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l'ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate e agli enti di promozione sportiva”.
La legge Cittadinanza Sportiva entrata in vigore il 16 febbraio 2016, riconosce la possibilità per i minori stranieri, residenti in Italia almeno dal compimento del decimo anno d’età, di essere tesserati dalle federazioni sportive con le medesime procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani. In realtà si dovrebbe asserire il contrario: ovvero la possibilità per le federazioni e organizzazioni sportive di permettere di gareggiare e quindi di tesserare i minori stranieri in italia come i minori italiani.
In tal modo verranno meno tutte quelle lungaggini burocratiche che fino ad oggi hanno impedito il tesseramento ai minori stranieri che avevano la sola colpa di voler portare la loro passione dal livello dilettantistico a quello agonistico.
L’iter facilitato era già seguito da alcune associazioni “virtuose”, quali la federazione di atletica leggera, la federpugilato e l’associazione di hockey su prato, che da tempo tesserano i minori stranieri sulla base di un periodo più o meno lungo di residenza nello Stato italiano.
Nonostante tale novità legislativa sia da salutare con favore, vi sono, come affermato dall’ASGI, ancora alcuni aspetti lacunosi, ovvero:
- la normativa può essere applicata ai minori stranieri residenti in Italia almeno dal compimento del decimo anno di età. Tale restrizione è dovuta dalla presunzione che bambini in così tenera età siano difficilmente oggetto del fenomeno noto come “traffico illecito di calciatori”, ovvero minorenni, in particolare africani, che pagano migliaia di euro a finti procuratori, i quali vendono il sogno di diventare star del calcio europeo. Cittadinanza Sportiva precisa che questo è comunque un altro e diverso aspetto che avviene solo nel mondo del calcio, ma ciò non giustifica le limitazioni ai minori stranieri in Italia da parte dello Sport in tutte le sue discipline, difatti l'associazione Foot Solidaire ha stimato che siano oggetto di questo mercato calcistico almeno 15mila bambini all'anno. Tuttavia con la nuova disciplina italiana è precluso l’accesso alla procedura semplificata a buona parte dei minori stranieri, la cui parità di diritti con i minori italiani è sancita a livello internazionale dalla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo come ha denunciato Cittadinanza Sportiva da anni;
- si richiede che il minore sia “regolarmente residente”, il che, se interpretato in via restrittiva, implicherebbe che lo stesso sia provvisto di un regolare permesso di soggiorno e sia iscritto nel registro anagrafico. Sarebbero così esclusi dal tesseramento tutti i minori stranieri che, seppur residenti in Italia da molto tempo e per una mancanza a loro non imputabile, non posseggono tali requisiti. Infatti, come afferma il TU Immigrazione (in conformità alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo”), il minore non può mai considerarsi soggetto giuridicamente irregolare e ciò a prescindere dalla posizione giuridica dei genitori;
- non è stato oggetto di riforma l’art. 27 comma 5 bis del TU Immigrazione, il quale permette alle singole federazioni di fissare “criteri generali di assegnazioni di tesseramento” per la prestazione sportiva retribuita, al fine di preservare i vivai giovanili. Il rischio è costituito dalla possibilità riconosciuta alla singola federazione di porre regolamenti interni che favoriscano i giovani italiani anche rispetto agli stranieri che siano residenti in Italia da prima del compimento dei dieci anni, però alla fine non era un rischio ma una certezza fino a quando non ha sollevato la questione Cittadinanza Sportiva.
Un ulteriore limite si trova con riferimento all'accesso alla Nazionale di calcio: per consentire la convocazione anche dei minori stranieri occorrerebbe una vera e propria disciplina come qualche identità politica cerca di far passare come una sorta di jus soli, non solo sportivo, poichè la FIFA ha posto come requisito il possesso della cittadinanza. Così i giovani stranieri per poter indossare la maglia azzurra debbono attendere sino all'arrivo dell’agognata cittadinanza con il compimento del diciottessimo anno d'età, sempre se si è nati in Italia, e comunque sarebbe giusto dover essere legalmente italiano per rappresentar l’Italia nei suoi colori e valori, del resto non si sarebbe più minori per accedere alla FIFA e quindi sarebbe ingiusto sventolare ingiustizie in questo particolare caso.
Poi stranamente sembra che ultimamente si stia generando una confusione generale sulla cittadinanza e sui diritti, che comunque non esisterebbe più in quanto ulteriori diritti come ultimo quello del voto si percepirebbe alla maggiore età dopo aver deciso e giurato per divenire cittadino italiano a tutti gli effetti con l’osservanza dei propri doveri al rispetto dell’Italia.
Altri paesi europei si sono già mossi in senso contrario:
- ad esempio in Germania la cittadinanza è riconosciuta anche ai bambini nati da genitori stranieri che siano tuttavia in possesso di permesso di soggiorno permanente, ma quantunque sembra che ai bambini stranieri in Germania siano concessi diritti a partecipare allo sport sembra che altri diritti del fanciullo siano vietati, infatti non è tutto oro ciò che luccica in quanto proprio la Germania ritiene i minori una sorta di proprietà di Stato, attraverso lo Jugendamt che è un ente statale tedesco ove il suo compito è quello di garantire il Kindeswohl, letteralmente “bene del bambino”, che per i tedeschi non è il bene superiore dei figli - come previsto da tutte le convenzioni internazionali - ma è il bene del bambino secondo la comunità tedesca. In poche parole: lo Jugendamt tende ad anteporre l’essere tedesco dei bambini al loro vero bene, facendo in modo che nessun minore lasci la Germania, che nei casi di affido esclusivo non venga mai dato al genitore straniero, e interrompendo o rendendo difficile i suoi contatti col figlio. Come? Ad ogni costo, con qualsiasi mezzo, spesso anche con misure penali;
- in Belgio, al minore che abbia compiuto 12 anni viene riconosciuta la cittadinanza, qualora i genitori siano residenti sul territorio da almeno dieci anni, per cui possono partecipare allo sport senza alcun problema, ma proprio in Belgio, la Corte di Giustizia è chiamata spesse volte a pronunciarsi sulla legittimità di un provvedimento di rimpatrio di cittadino di uno Stato terzo rispetto all’Unione europea, documentato non regolarmente soggiornante in Belgio;
- diversamente in Italia, su questo tema, lo sport non è riuscito ancora a scavalcare la politica, però ultimamente si è scoperto che non è stata la politica a porre le limitazioni, ma è stato proprio il Coni che chiede al Ministero dello Sport l’obbligo di avere la cittadinanza italiana agli atleti nello Sport in tutte le discipline con disposizioni poi ufficializzate da normative, e poi obbligate ad osservare a tutte le Federazioni e organizzazioni nonchè enti di promozione di varie discipline sportive.
È possibile così affermare che Cittadinanza Sportiva consente di fare un passo avanti nella lotta alle ingiustizie - discriminazioni e razzismo permettendo ai giovani, almeno nello sport, di non vivere più barriere o paletti, è necessario proseguire in tale direzione perché come è permesso il diritto allo studio ed alla sanità a tutti, così deve valere anche nello sport, poichè la vera chiave di volta non deve essere inventata nell’approvazione di una nuova legge sull’acquisizione della cittadinanza italiana, altrimenti si rischierebbe di violare i diritti dei cittadini italiani.
Fonte: camminodritto - Valentina Caldarella
13 giugno 2016