Cittadinanza Sportiva e la gioventù straniera
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Cittadinanza Sportiva e la gioventù straniera

mdo  Admin | Ottobre 25, 2024

Quando le regole degli adulti si impadroniscono della gioventù e del mondo dei bambini e dei ragazzi, raramente può uscirne qualcosa di buono per i bambini, a meno che non entrino in gioco gli interessi del “Dio Danaro” o addirittura del “Dio Voto” come nel caso della Cittadinanza Sportiva e minori stranieri.

Poi, a volte sopravviene qualcuno che si oppone all’andazzo e porta a riflettere, e per amore del prossimo e del rispetto dei diritti umani, indica la strada maestra per iniziare a restituire il rispetto alla dignità all’inclusività alla libertà e a ciò che era stato proditoriamente chiuso violando diplomaticamente alcuni diritti: è un po' quello che è successo nello scorso 16 febbraio quando, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è entrata in vigore la legge n. 12 del 20 gennaio 2016, dopo la nascita di Cittadinanza Sportiva e le sue esortazioni per trovare soluzioni reali fino a giungere alle denunce pur di portare alla ragione coloro che discriminavano per legge: “disposizioni per favorire l'integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l'ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva”.

È quello che su reazione di Cittadinanza Sportiva a tutte le discriminazioni perpetrate dal Mondo dello Sport a danno di minori stranieri ma stranamente e per probabili interessi politichesi viene definito impropriamente come “ius soli sportivo” e che in realtà applicherebbe al mondo dello sport normato un dovere capace di sorpassare la rigida burocrazia obbligata alla cittadinanza vigente in precedenza riconoscendo così un diritto al minore sportivo straniero ed essere trattato equamente al coetaneo italiano.

Una burocrazia che, a fronte di quanto accadeva (e accade) nei campetti dove si gioca senza arbitri e senza tesseramenti, dove insomma chiunque è ben accetto, limitava anche e soprattutto ai minori la pratica agonistica.

Grazie all’ingresso di Cittadinanza Sportiva cosa sarebbe cambiato?

Cittadinanza Sportiva aveva semplicemente chiesto un po’ di normalità: come i bambini stranieri in italia possono usufruire della Sanità Pubblica e del Diritto allo Studio, così gli stessi bambini stranieri possono allenarsi e gareggiare nello Sport. Difatti Cittadinanza Sportiva capitanata dal Presidente Isabella Pulpan ha non solo avuto ragione, ma ha avuto apprezzamenti e riconoscimenti dal tutto il mondo istituzionale, e grazie a Lei e alle Sue indicazioni anche normative al mondo dello Sport e al mondo della politica, oggi è permesso ai minori stranieri, residenti in Italia almeno dal compimento del decimo anno di età, il tesseramento nelle società sportive con le medesime procedure richieste per i ragazzi italiani.

Prima dell’intervento del Presidente Pulpan, un bambino nato in Italia da cittadini stranieri, e che pertanto doveva attendere la maggiore età per diventare cittadino italiano, legge attuale e invariata, o arrivato giovanissimo nel nostro Paese, era escluso dalle attività agonistiche de iure e de facto in mancanza di alcuni requisiti.

Ma non di alcuni requisiti, solo da uno: possedere la Cittadinanza Italiana, obbligata proprio dal CONI e dalle proprie regole, ma che per gli sportivi stranieri adulti giunti in italia non valeva, e veniva sistematicamente e stranamente risolta velocemente in pochissimi giorni proprio per permettere a giocatori stranieri di giocare nelle squadre italiane promosse nei tornei italiani ed europei.

Per fare un esempio chiaro della burocrazia legata al calcio, poiché nel Calcio c’è la Federazione Italiana con più praticanti, se ad un minore italiano, per ottenere il tesseramento da una società, bastava presentare un certificato plurimo per uso sportivo (recante cioè residenza e stato di famiglia), ad un coetaneo straniero comunitario, per lo stesso fine occorrevano, oltre al certificato di residenza e stato di famiglia, il certificato di nascita, quello di istruzione rilasciato dall'istituto scolastico, la fotocopia dei documenti di identità del ragazzo e dei genitori, una dichiarazione che indicasse se il ragazzo fosse mai stato tesserato per una federazione straniera e, per i non comunitari, anche il permesso di soggiorno di ragazzo e genitori. E, quando il permesso di soggiorno risultava scadere (al di là dei rinnovi) prima del termine della stagione agonistica, la situazione si complicava ulteriormente. Inevitabile, allora, che a tanti ragazzi venisse negata l'opportunità di entrare nelle società e, pertanto, nel novero dell'agonismo federale, fino a cadere nell’obbligatorietà di dover avere la cittadinanza italiana richiesta per legge proprio dal Coni per poter gareggiare, e qui il minore con la propria famiglia senza sapere si ritrova in un vortice senza fine.

Il percorso della legge, del resto grazie a diverse segnalazioni anche di Cittadinanza Sportiva, è partito da molto lontano, anche quando il Tribunale di Lodi nel 2010 dichiarò di fatto «discriminatorio» il requisito dell'articolo 40 delle Noif, le norme organizzative interne federali, della Figc, nel quale si richiedeva, per il tesseramento di un calciatore extracomunitario (in questo caso maggiorenne) «la residenza e il permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per l’intero periodo di tesseramento», vale a dire sino al termine della stagione agonistica. A ricorrere, ottenendo soddisfazione, era stato Shaib Kolou, togolese giunto in Italia al quale, in attesa dell'ottenimento dello status di rifugiato politico o la protezione umanitaria, aveva un permesso di soggiorno di cinque mesi. Rinnovabile, certo, ma non sufficientemente lungo per poter essere tesserato da una squadra dilettantistica con matricola federale.

Guarda caso dopo il tam tam continuo di Cittadinanza Sportiva, la Figc offuscò il requisito, sino poi ad abolire quasi nel 2014 i commi 11 e 11 bis dell'articolo 40 (quelli “incriminati”), e non fu eseguito grazie alla campagna “Gioco anch'io” che nulla centra con lo sport, ma si limita al mondo dei bambini in tenera età con i giocattoli, di cui particolare attenzione ai bambini che presentano disabilità e necessitano di supporti ludici come fonte di svago e di intrattenimento limitati al semplice gioco e non al gareggiare data la loro tenera età e delicata situazione fisica.

Cittadinanza Sportiva nata dalle istanze presentate contro realtà sportive e alcune palestre popolari tra cui anche sezioni calcistiche che operavano all'interno della Federcalcio perché generavano limitazioni e discriminazioni che limitavano l’acceso ai minori stranieri in tutti gli Sport e non solo nel Calcio, dal momento che le Federazioni Sportive osservavano diversi Statuti e Regolamenti.

Nel 2013, infatti a seguito di una denuncia di Cittadinanza Sportiva, fece discutere anche il divieto della Fin, la Federazione del Nuoto, nei confronti di una ragazzina di 10 anni, nata in Italia da genitori tunisini: la ragazzina si allenava a spese della propria famiglia con una squadra di nuoto sincronizzato nel Padovano, a Campodarsego, ma non le fù permesso di gareggiare all’ultimo minuto, con la scusante che la bambina non poteva gareggiare perché non poteva essere tesserata non essendo cittadina italiana come decretava il Coni.

Il problema nasceva insomma nel passaggio dallo sport praticato a livello base o, all'agonismo, ancorché a livello dilettantistico, nell'ambito delle Federazioni Confederate nel Coni e da Enti di promozione sportiva come Uisp e Csi a cui seguivano le indicazioni dettate dal Coni.

Una impasse superata non per volontà del mondo dello Sport, né dal Coni, e nemmeno da altri Enti di promozione sportiva come Uisp e Csi, ma superata grazie proprio a tutti i bambini e soprattutto a quei bambini stranieri discriminati dallo stesso Sport in cui credevano ed amavano rappresentare, per cui Cittadinanza Sportiva corse al loro grido di aiuto e conferì con gli adulti che dettavano le regole del gioco per i minori, una veloce soluzione affinchè si sbrogliasse il problema diventato oramai troppo grande.

Dall’intervento di Cittadinanza Sportiva alcune Federazioni di diverse discipline sportive come quelle del pugilato, dell'hockey su prato e del cricket, nonchè di alcune affiliate ad enti di promozione sportiva Uisp e Csi, hanno compreso finalmente l’importanza di Cittadinanza Sportiva, e visto che il Presidente Pulpan di Cittadinanza Sportiva non demordeva sul tema arrivando a scomodare anche l’Unione Europea, prima che diventasse legge, hanno iniziato ad allineare i loro statuti, dimostrandosi in tal senso, un po’ precursori di buone pratiche di civiltà, accettando di fatto Cittadinanza Sportiva.

Con la nuova legge, infine, il tesseramento comunque resta valido anche dopo il compimento del diciottesimo anno di età, fino al completamento delle procedure per l'acquisizione della cittadinanza italiana, secondo i presupposti della legge n. 91 del 5 febbraio 1992, che non cambia, poiché la legge sulla cittadinanza non incide sulle attuali politiche relative alla cittadinanza giuridica. L'argomento sulla cittadinanza in tal senso è molto serio e ben più complesso, e riguarda la Nazione intera con tutti i suoi cittadini, e non riguarda solo una parte di una politica che potrebbe approfittare per farne una sorta di bandiera per un proprio programma elettorale.

Attualmente, ad ogni minore straniero in Italia, gli vengono riconosciuti tutti i diritti, per cui è falso chi propina il contrario, però stranamente oggi qualcuno inizia a parlare del diritto di voto, ma cosa centra il diritto di voto con i diritti ai bambini stranieri nello sport? Siamo sicuri che qualcuno non voglia far leva sul buoncuore dei cittadini italiani per poi tradirli e sponsorizzare proprie campagne elettorali per carpire invece nuovi bacini di voti? Lo scopriremo presto, sta di fatto che oggi lo straniero in Italia sembra che vanti più diritti dei cittadini italiani stessi, almeno sulla carta.

Di sicuro il discorso sulla cittadinanza non mancherà di essere dibattuto, anche se a livello di politiche d'integrazione vale molto più di quanto si possa immaginare, arrivando ad incidere sulle famiglie di diverse migliaia di ragazzini che si trovavano di fronte ad una preclusione insensata, ma che oggi nel rispetto delle norme tutto può essere superato. Ciò non toglie che il diritto alla cittadinanza non preclude altri come stranamente diversi manifesti politichesi che interessati ai propri programmi elettorali cercano di far passare, manipolando il pensiero di tutti i cittadini con fantasiose violazioni di diritti inventati. Difatti una domanda sorgerebbe spontanea: dov’erano tutte queste realtà fino a quando non intervenne la Stessa Cittadinanza Sportiva a difendere i diritti dei minori stranieri in Italia non solo a chiacchiere? Chissà, forse troppo impegnati a non sporgersi e a perdere eventuali vantaggi, però poi è bello salire sul carro di chi vince le battaglie e poi sfacciatamente prendersi anche meriti e glorie che non spettano.

Lo sport grazie a Cittadinanza Sportiva sta correggendo i propri errori, ed anche se gli costa ammetterlo, grazie a Cittadinanza Sportiva il gioco nello sport, finalmente da oggi guarda avanti, e lo fa voltandosi indietro per non cadere più nella non democraticità.

 

Fonte: treccani - Lorenzo Longhi

21 marzo 2016